1 Domenica di Avvento 2012

La venuta del Signore

 

Isaia 13, 4-11

Lettera agli Efesini 5, 1-11

Luca 21, 5-28

 

Con questa domenica, vero capodanno liturgico, inizia, con il cammino dell’Avvento, il nuovo anno. 

 

Durante l’anno la liturgia ci presenta i misteri della vita di Cristo: questo è il periodo di preparazione alla comprensione del mistero dell’Incarnazione nel Natale di Gesù.

Il cammino di Avvento si articola in sei tappe: oggi la liturgia è centrata sul richiamo della venuta del Signore.

 

Per prepararci al Natale dobbiamo ricordarci della grande promessa di Gesù, quella di tornare!!!! Il suo ritorno sarà un momento di gioia grande: “Alzate lo sguardo, la vostra liberazione è vicina!”

 

La pagina del Vangelo di oggi mette paura parlando di alluvioni, guerre, distruzioni e disastri di ogni genere, cose che succedono anche oggi, come la cronaca d’Italia e del mondo ci informano.

Il Vangelo però non è scritto per farci paura, bensì per dirci che il Signore al suo ritorno rigirerà questo mondo come un calzino, ribaltandolo sottosopra e facendo cose straordinarie (Il linguaggio apocalittico di questo brano è nello stile del linguaggio letterario del tempo in cui il Vangelo è stato scritto.)

 

I primi cristiani vivevano nell’attesa del ritorno del Signore, che già dopo la resurrezione era apparso più volte ai suoi promettendo che sarebbe tornato per dare compimento alla storia. Questa promessa ha animato il cammino della prima comunità cristiana che andava strutturandosi nell’attesa di questo ritorno, che alcuni eventi della storia del loro tempo sembravano indicare imminente.

 

La pagina è costruita come una profezia, ma è storia avvenuta: si preannunciano guerre, persecuzioni, distruzioni, cose che sono già avvenute quando il vangelo di Luca viene scritto.

La chiave di lettura della storia sta in questa pagina perché catastrofi e persecuzioni sono segni non della disfatta ma dell’imminenza del sopraggiungere del Signore.

La storia vissuta da coloro che venivano alla fede veniva interpretata come storia gravida che stava per compiere l’evento atteso.

 

Anche noi viviamo in tempi in cui la storia è avversa alla stirpe umana: guerre, carestie, persecuzioni sono noti a tutti nella nostra globalizzazione. Che dire? Che stiamo per vivere il periodo peggiore della nostra storia? Non è così: la storia che stiamo vivendo è analoga a quella vissuta dai primi cristiani e il credente è in grado di sostenere la speranza grande del ritorno del Signore.

Allora la storia non è abbandonata da Dio, come se Dio tacesse e lasciasse il potere alle tenebre; è il tempo della testimonianza perché nel tempo della prova si mostra lo spessore della fede che sostiene la speranza del ritorno del Signore.

Questo è invece un tempo privilegiato, di esercizio della santità, santità quotidiana, nel mondo in cui viviamo, nella nostra storia, nel nostro tempo. Qui e ora dobbiamo essere cristiani.

 

L’Avvento si apre con questa energica esortazione.

Il Signore al suo ritorno ribalterà questo mondo e già nella sua prima venuta ci ha dimostrato che a vincere è la forza dell’amore e lo ha dimostrato dalla croce.

 

Noi possiamo iniziare questa rivoluzione senza armi, né carri, né cavalli perché la nostra rivoluzione deve essere la testimonianza della fede.

I credenti si vedono oggi, non abbiamo scuse, i credenti sono quelli capaci di andare controcorrente, altrimenti che messaggio trasmettiamo?

 

La fede ci permette di vedere che il Signore è presente nel mondo.

Non siamo dunque spettatori delle cose che vanno male, dimostreremmo di avere una fede fragile, che non sa di niente; di fronte al mondo che va a rotoli cominciamo a fare qualcosa!

Per opporci alla violenza facciamo un gesto di pace, per opporci alla povertà facciamo un gesto di carità, testimonianza di chi vive nella speranza del ritorno del Signore.