4 Domenica di Avvento 2012

L’ingresso del Messia

 

Isaia 4, 2-5

Lettera agli Ebrei 2, 5-15

Luca 19, 28-38

 

Siamo oltre la metà del nostro percorso verso il Natale, come indica visivamente anche il percorso dei ceri e dei simboli davanti al Tabernacolo.

La liturgia ci propone pagine che introducono alla Settimana Santa, narrano di un ingresso, di un’attesa, di una venuta nella gioia. Con il timbro della gioia si descrive un’accoglienza festosa.

 

Luca sottolinea che Gesù sta davanti, traccia la strada, in parole dei nostri tempi fa la funzione del navigatore nelle nostre auto: i discepoli lo seguono, anche fisicamente sono alla sua sequela.

 

Gesù ha detto di essere il Messia, ma la sua decisione di andare a Gerusalemme non è dettata dalla prospettiva di essere incoronato re, come i suoi seguaci avrebbero voluto fare dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, bensì dalla necessità di TIRARE i suoi sul suo PERCORSO.

 

Nel racconto c’è un cambio di scena: Gesù sale sul puledro ed i seguaci gettano i mantelli davanti a Gesù che avanza precedendolo, ma segnano una strada di incomprensione, acclamandolo come futuro re.

Il Vangelo ci dice che i discepoli non comprendono il significato della venuta del Signore, vogliono stare davanti ed essere loro a indicare il percorso.

 

Proprio il PERCORSO deve essere per noi oggetto di riflessione.

In attesa del Signore dobbiamo essere consapevoli che il percorso è tracciato da Lui, non da noi!

Possiamo accettare di essere suoi discepoli e stare dietro a Lui, ma se invece vogliamo stare davanti non possiamo chiedergli di benedire le nostre cose.

 

E’ il Signore che decide come venire nel mondo, nascendo da una ragazza in un tempo e in un contesto storico.

 

Noi siamo invitati a riconoscere il percorso tracciato come buono per noi, per l’umanità, altrimenti non siamo suoi discepoli, ma dimostriamo di voler fare quello che ci pare, incorniciando tutto con una cosa che chiamiamo cristianesimo.

 

Gesù non è un populista, non promette la luna.

Noi, che siamo abituati a lasciarci catalizzare dal primo che dice le cose che vogliamo sentirci dire, dobbiamo sforzarci di essere seri, di uscire dal mondo delle favole, con la speranza che nasce dalla fede, non dalle promesse degli uomini, stando attenti a queste tentazioni.

 

Ai discepoli Gesù parla della croce, che apre la via alla vita eterna, proprio con il passaggio della croce.

 

Facciamo il proposito di approfondire queste riflessioni e di fare scelte che guardino al futuro come fanno i genitori nei riguardi dei loro figli.