Domenica del Perdono 2013

Corinzi 2,5-11

Luca 19,1-10

Dopo la domenica della Divina Clemenza oggi celebriamo la domenica del Perdono: sono le due domeniche che, prima dell’inizio della Quaresima, tempo di conversione, caratterizzato dall’abbondanza della Parola, dal digiuno e dalla penitenza, ci fanno riflettere sulla misericordia di Dio.

Non c’è conversione se non c’è consapevolezza che Dio è clemente e perdona.

Il brano della lettera proposto dalla liturgia parla proprio di un dato che oggi è quasi completamente perduto. Paolo scrive ai Corinzi e chiede loro di superare l’ostilità verso quei membri che hanno peccato abbandonando il Vangelo, pur ammettendo chiaramente che il loro peccato lo ha rattristato.

Il peccato di un singolo non si esaurisce nella sua relazione singolare tra lui e Dio.

Oggi riteniamo che quello che facciamo siano fatti nostri e che poi, al massimo, faremo i conti con Dio, senza renderci conto la sofferenza, come il peccato, di un singolo è sofferenza per tutta la comunità, a patto che la comunità esista, fatta di credenti che condividono la passione della fede.

Se un componente della comunità commette una mancanza, tutti ne risentono, ma la sofferenza non deve trasformarsi in giudizio e punizione. Paolo chiede benevolenza e conforto.

Se qualcuno si separa dalla comunità, la nostra prima reazione è l’indifferenza, ma siamo sempre pronti ad emettere giudizi pesanti, senza accenni di benevolenza e conforto.

Il discorso di Paolo presuppone che ci sia una chiesa. Il peccato è una dinamica della vita della comunità intera perché il male, proprio come accade nell’organismo umano in caso di un organo che duole, il resto della comunità soccorre chi si è separato per indurlo a ritrovare la comunione.

Senza questa dinamica non esiste comunità cristiana.

L’individualismo ha personalizzato, purtroppo, anche la fede.

La pagina di Luca richiama un’altra dinamica: il perdono.

Zaccheo sa di essere peccatore ( invece oggi manca la coscienza del peccato).

Il Signore gli offre l’occasione e Zaccheo si arrampica su un albero per avere la possibilità di incrociare lo sguardo di Gesù. E’ necessario cercare Colui che propone la salvezza.

Il Signore ci salva e ci perdona, ma sta a noi dimostrare di essere consapevoli del dono che riceviamo.

Quando Gesù ed i discepoli si siedono a tavola Zaccheo si è già convertito perché è andato incontro al Signore e la sua conversione subito ha effetto e dichiara come intende riparare al male fatto: “….io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco il doppio”.

La conversione passa attraverso un percorso di recupero del male fatto. La richiesta di perdono è seria se accompagnata da una penitenza che reintegra quanto il male ha sottratto; altrimenti di che conversione stiamo parlando?

Il Signore perdona il peccatore che si pente e chiede alla comunità di fare altrettanto recuperando la comunione interrotta.