Domenica della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe 2013

Domenica della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe  2013

Siracide 44,23-45,1°.2-5

Efesini 5,33-6,4

Matteo 2,19-23 

 

Leggere le pagine del Vangelo dell’infanzia di Gesù equivale ad un esercizio che una volta nelle nostre case si faceva e che adesso è un po’ fuori moda: sfogliare l’album fotografico per rievocare la propria storia familiare.

Il brano di Matteo è una sequenza di foto della famiglia di Gesù.

Qual è il messaggio che Matteo vuol far passare?

L’iniziativa è di Dio che conduce la storia attraverso momenti belli e brutti, di facile e di difficile comprensione. Se ci lasciamo condurre dal Signore (gli angeli del racconto sono i suoi portavoce) la storia diventa una bella storia.

La storia della famiglia di Nazaret ha inizio in una grotta, poi c’è la fuga a causa dell’odio dell’uomo (Erode in quell’occasione), la famiglia diventa migrante in Egitto, terra di schiavitù per antonomasia, infine torna a casa.

In tutte le tappe la storia è condotta da Dio. Il loro inizio non è semplice ma Maria e Giuseppe non perdono la fiducia in Dio e reciprocamente, lo dimostra il fatto che di volta in volta eseguono le indicazioni dell’angelo.

Noi non sappiamo leggere la storia alla luce di Dio, abbiamo perso la capacità di riconoscere nella storia passata che il Signore è sempre stato presente anche quando ci sembrava che ci avesse abbandonato.

La dimensione della Provvidenza è oggi smarrita da noi singoli e da noi popoli.

Gesù si è fatto uomo ed ha avuto bisogno di una famiglia: noi non ce ne stupiamo più, eppure Dio per compiere il progetto di salvezza decide di abitare in una famiglia, dove trascorre la parte più lunga della sua esistenza senza attirare alcuna attenzione su di sé.

Matteo registra questo fotogramma, nessun altro tra i suoi contemporanei lo fa.

Noi riteniamo importante solo ciò che finisce sulle prime pagine dei giornali, sulla home page dei siti, nei titoli di testa dei telegiornali.

Il Vangelo di oggi ci dice il contrario: l’ordinario della vita di Gesù nella sua famiglia è il segno della definitiva salvezza che Dio dona agli uomini.

Un ordinario che è straordinario.

 

Il tema della giornata di oggi è la famiglia e in questa occasione il messaggio dei vescovi dice:

La famiglia vive di fede. Nasce dalla fiducia tra gli sposi, si esprime nel credito concesso alla vita che viene donata, vive della fiducia primaria che il piccolo accorda ai suoi genitori, condizione importante perché egli possa procedere nella vita e diventare adulto. La famiglia dà corpo alla disposizione profonda dell’essere umano a donarsi, uscire da sé, farsi relazione con altri, spendersi ad oltranza….in essa si fa visibile il nostro essere a immagine e somiglianza di Dio. Così all’origine della coppia c’è il dono reciproco dato con fiducia e che poi continua a custodire e a mantenere il legame familiare: piccoli doni di ogni giorno, gesti quotidiani di fiducia e di credito, parole di legame buono e accogliente, perdono concesso e ricevuto.

La famiglia va incontro al futuro se sa dare tutto, perfino la vita, senza chiedere nulla in cambio; sappiamo che nessun genitore deve crescere i figli nel ricatto, esigendo la restituzione di ciò che ha loro dato. Ognuno è in debito della vita, delle cure ricevute, della fiducia che gli è stata accordata: il debito contratto è così elevato che, o ci condanna ad una restituzione impossibile, o viene vissuto come dono che muove la responsabilità e a sua volta può essere restituito ad altri, facendosi circolazione buona di vita e di dono, di fede e di perdono. Si dona la vita con gioia, si crede nella sua bontà e bellezza, si riceve gioia e letizia, si affrontano le delusioni accompagnandole con la fiducia nel loro superamento…..così si vive …o si muore. E si invoca nella preghiera a gran voce il nostro Signore che è sempre con noi, ad ogni passo, ad ogni sguardo e ci attende con gioia nella casa del Padre suo.

La fiducia reciproca, di cui Giuseppe e Maria ci danno esempio, è il requisito fondamentale perché la famiglia stia in piedi. La fiducia dei coniugi viene trasmessa ai figli che crescono imparando che è fondamentale avere fede.

Noi da piccoli ci fidiamo di mamma e papà, è un fatto connaturale, costituzionale in noi.

Il clima di reciprocità tra coniugi e figli predispone la famiglia a vivere la dimensione della fiducia in Dio che ci permette di vivere fedeli al vincolo del matrimonio ed agli impegni verso i figli.

Al di fuori c’è solo la fragilità del mondo, niente altro è abbastanza forte per mantenere la promessa “per sempre”

La Chiesa ha interesse primario a mantenere il valore della famiglia, di cui la società civile ha assolutamente bisogno per educare le generazioni future ad essere uomini e donne capaci di relazione, di accoglienza, valori custoditi gelosamente dalla Chiesa, ma appartenenti a tutta l’umanità.

Auguro di cuore alle famiglie di poter vivere con generosità il circolo virtuoso della fiducia e della fede.