Domenica in Albis Depositis 2013


Giovanni 20,19-31

La celebrazione di oggi si colloca in uno sfondo più ampio, la festa della Divina Misericordia istituita da Papa Giovanni Paolo II; a ricordarcelo c’è il quadro a lato del Tabernacolo che ricorda la sottolineatura del mistero di Dio consistente nell’essere misericordioso, come indicato da Giovanni Paolo II al contesto universale.

Oggi si conclude l’ottava di Pasqua, settimana che noi celebriamo come fosse tutta Pasqua: per tutta la settimana tre letture, il gloria ed il credo, a riassumere la gioia pasquale come un unico giorno.

Tutto il tempo di Pasqua fino a Pentecoste è tempo di grazia per le nostre comunità perché lo Spirito Santo ci inonda nei sacramenti che fanno vivere la Chiesa (tradizionalmente questo è periodo di Battesimi, Prime Comunione e Cresime), offrendo la possibilità di trasmettere la fede e di dispensare i doni della Pasqua.

E’ un tempo bello, gioioso, che allarga le prospettive, in contrasto con il clima sociale e geopolitico in cui viviamo.

In questo contesto propongo alcune riflessioni sulla pagina di Giovanni.

La pagina è essenzialmente una pagina di RIVELAZIONE.

Gesù si rivela ai suoi nella sala al piano superiore, la stessa sala dove aveva celebrato la Pasqua con i suoi, la sala che, da luogo del dono d’amore, adesso è diventata luogo di rifugio, di nascondimento e di paura, dove i suoi si sono rinchiusi.

Eppure la sala è sempre la stessa.

E’ proprio come succede a noi: i luoghi della nostra vita, pur continuando ad essere gli stessi, mutano a partire da noi.

Prendiamo in considerazione la chiesa. A volte noi diciamo: “Che bello! Ho celebrato le lodi di Dio, ho ascoltato la Sua Parola, ho partecipato ai sacramenti,…”. A volte, con diversa disposizione di cuore, la chiesa diventa il luogo in cui le cose da chiare diventano scure.

Nelle nostre famiglie accadono cose analoghe: ci si sposa per amore, per tutta la vita e poi, talvolta, ci si separa; ci sono famiglie in cui i genitori hanno parlato della storia della fede, hanno cercato di comunicarla ai figli eppure i figli se ne sono allontanati. Perche? Le persone sono sempre le stesse. Qual’è la difficoltà? La difficoltà è quella di metterci in discussione, più facilmente mettiamo in discussione l’ambiente mentre invece dovremmo essere noi a metterci in discussione.

Che cosa è successo tra Tommaso ed i discepoli? Perché Tommaso non è insieme agli altri? Dov’è? Che cosa sta facendo? I discepoli sono lì nascosti e Tommaso è in giro. Ma perché?

Tommaso è ciascuno di noi che a volte siamo smarriti nella vita, che invece di stare nel luogo dell’amore e della sicurezza siamo in giro. A fare che cosa? Ad ascoltare chi? Siamo uomini dispersi che scambiano lampadine per stelle, favole per verità. 

Quanti Tommaso ci sono nel mondo! Anche noi talvolta lo siamo stati.

Gesù dopo essersi rivelato alle donne subito dopo la resurrezione si rivela anche ai discepoli che vengono invasi da una grande gioia. Poi torna Tommaso. Ci aspetteremmo che Tommaso accogliesse con gioia quello che gli altri gli riferiscono, ma Tommaso non ne vuol sapere, non si fida, lui deve vedere e toccare con le sue mani, come il nostro mondo che celebra la Pasqua del Signore e poi si perde, Tommaso è di quelli che non si fidano della testimonianza degli altri, nonostante venga detto “Beati coloro che crederanno pur non avendo visto”, compimento della beatitudine della Fede.

Gesù si rivela alla fine anche a Tommaso. 

Da questo succedersi di rivelazioni possiamo dedurre che c’è uno spazio anche per coloro che sono lontani, che si disperdono.

Non siamo noi a decidere il tempo ed il modo, ma Gesù si rivela anche ai Tommaso.

Come comunità che si raduna per celebrare il mistero del Pane e del Vino a noi è dato il compito di pregare il Signore perché si riveli a ciascuno dei fratelli che si sono allontanati, che sono fuori, lontani. 

Come dove quando: lo sa il Signore.