Domenica nell’ottava del Natale 2012

Proverbi 8, 22-31

Lettera ai Colossesi 1,13b.15-20

Giovanni 1,1-14

 

La pagina del Vangelo è il prologo del vangelo di Giovanni che oggi ci viene proposto interamente (nella notte di Natale ne abbiamo letto una parte), inserita nel contesto del brano dei Proverbi che ci parla della Sapienza e della lettera di Paolo che entrambe richiamano la creazione. La Sapienza è personificata, descritta in compagnia del Signore durante la creazione, personificazione del Verbo che è nel Padre prima di diventare uomo come noi. Nell’espressione della lettera di Paolo Gesù diventa il riconciliatore di ciò che è sopra e sotto i cieli attraverso il suo sangue versato sulla croce.

Possiamo leggere la pagina del Vangelo come la convocazione della creazione a contemplare il mistero dell’incarnazione, riepilogo e rilancio della creazione con una nuova luce. 

È interessante seguire la sequenza delle parole chiave:

VITA

“In lui era la vita”. Attraverso il Verbo il Signore si presenta come autore e perfezionatore della vita, dono che ci viene fatto, di cui non siamo noi a decidere.

“La vita era la luce degli uomini”, espressione evocativa che dà spessore all’esistenza. L’uomo, vertice dell’universo creato, eccelle nella sua capacità di comprensione perché fatto a immagine e somiglianza di Dio, origine della vita, ma non gli è permesso di manomettere la creazione.

LUCE

Nella notte di Natale il focus è la luce, cui il testo del Vangelo dedica molte espressioni: “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”, “Giovanni venne come testimone per dare testimonianza alla luce”, “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”. Il Verbo di Dio dunque ha il mandato di aprirci gli occhi alla verità facendola risplendere in noi.

VERITA’

Benedetto XVI dice giustamente che nessuno può possedere la verità, ma è la verità che ci possiede: Dio si è fatto così vicino che è diventato uomo.

LUCE – VERITÀ – VITA

Siamo chiamati a contemplare il mistero della vita, della luce origine della vita, di Dio stesso. 

La vita è dono, noi uomini siamo al vertice della creazione: Dio per aprirci a questo mistero si fa come uno di noi, sul mistero dell’Incarnazione dovremmo sostare in contemplazione lasciandocene affascinare. 

Giovanni ci chiede di contemplare, non di cercare sempre di capire attraverso l’intelligenza, ma di leggere con il cuore, in intimità con il Signore, lasciandoci coccolare da Lui: Giovanni ci è di esempio con la sua confidenza, con la sua intimità con Gesù.