Le nozze di Cana

La pagina di Giovanni (cap.2, 1-11) è come al solito molto densa e in pochi versetti ci dice tante cose.

Il contesto della celebrazione e il Vangelo di oggi ci dicono che le nozze di Cana sono un segno, fornitoci dal Signore per indicare la direzione da seguire per rimanere sulla strada di coloro che seguono Gesù e si inserisce in una sequenza di altri segni riferiti al ministero di Gesù:

La nascita verginale di Gesù

La manifestazione alle genti nell’Epifania

Il battesimo di Gesù con la voce dall’alto che lo proclama Figlio Amato

  • Le nozze di Cana
  • La moltiplicazione dei pani (domenica prossima)
  • Il discorso a Nicodemo, l’incontro con la samaritana al pozzo di Giacobbe…

fino alla sua morte e risurrezione, quando si manifesta quanto è grande l’amore di Dio per gli uomini.

Oggi e domenica prossima due sono i segni, il vino ed il pane, che ritroviamo nella messa, tramite i quali il Signore ci fa intuire che cosa ci dona con la Pasqua. 

Il vino delle nozze di Cana è un vino non solo buono ma squisito, eccezionale, perché rappresenta certamente il dono di Salvezza fatto da Gesù: la stessa continuità narrativa e temporale che esiste tra questo segno e la moltiplicazione dei pani conferma la loro attribuzione come prefigurazioni della cena pasquale.

Gesù trasforma in vino l’acqua contenuta nelle giare, acqua destinata alla purificazione esteriore, secondo le usanze dei Giudei prima della festa, ma è il sangue di Gesù il vero agente di purificazione nell’economia di salvezza cristiana, vino squisito che ci purifica da ogni peccato! 

Alcuni padri (Clemente di Alessandria, Cirillo di Gerusalemme, Cipriano) attribuiscono al vino squisito del racconto di Cana l’idea che esso possa essere destinato a ricordare ai lettori del Vangelo che il vino eucaristico merita più seria considerazione.

Nel brano del Vangelo ci sono diversi personaggi: Gesù e gli apostoli citati due volte (“fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” e “i suoi discepoli credettero in lui”) e anche noi siamo chiamati a riconoscere i segni di Gesù per crescere nella fede; in altro modo non riusciamo a maturare nel nostro cammino di fede se non riconoscendo i segni di cui Gesù dissemina la nostra vita.

Un altro personaggio di rilievo è Maria, figura della chiesa e modello di fede, come donna particolarmente attenta ai particolari, alle difficoltà altrui, doti indispensabili nella chiesa in cui le doti femminili devono essere valorizzate e messe a frutto.

 Maria, presente in questa scena, è presente anche a lato della croce dove “dal fianco aperto di Cristo sgorgò sangue ed acqua”.  

Perché Maria è particolarmente interessata al fatto che non ci sia più vino e perché quindi si rivolge a Gesù? Molti, forse anche noi, hanno pensato che ella chiedesse un miracolo. Per noi oggi è scontato pensare a Gesù come a uno che è capace di fare miracoli, lo abbiamo sentito continuamente narrare dai vangeli, è forse l’aspetto più risonante di Gesù (come lo è stato per Mosè o Elia). Ma in quel contesto non c’è niente che potesse indurre i giudei ad aspettarsi che Egli operasse miracoli nei confronti dei singoli, né tanto meno Maria avrebbe potuto auspicarlo perché non c’è nessuna testimonianza di miracoli compiuti da Gesù prima di allora.

Forse Maria spinge semplicemente Gesù a constatare l’accaduto e cerca di coinvolgerlo, ma Gesù sembra opporre un rifiuto, con la sua risposta apparentemente sgarbata che invece, secondo il modo di parlare del tempo, dichiara solo disimpegno: “Donna che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”.

L’ora a cui fa riferimento Gesù è il tempo della sua passione morte e risurrezione, ora che non è decisa da Gesù ma dal Padre. Dunque non è possibile anticiparla, anche se a richiederlo è Maria. Quindi si può dire che attraverso questo miracolo Gesù inizia quel cammino di ministero che lo porterà alla piena glorificazione del Padre con gli eventi della Pasqua.

Da questo ci deriva un insegnamento sul tempo: nel mondo di oggi abbiamo quasi annullato le distanze fisiche e temporali, grazie alla tecnologia, ma abbiamo disimparato a rispettare i tempi di Dio, quelli di Sua iniziativa e di Sua decisione. E’ una cosa che dobbiamo imparare di nuovo.

Maria sembra non aver dubbio sul fatto che Gesù interverrà, solo è incerta sul come, sulla modalità dell’intervento, si mette nelle mani di Gesù e dice ai servi:”Qualsiasi cosa vi dica, fatela!”; indicandoci come metterci davanti al Signore ci propone un grandioso esempio di fede.

Noi troppo spesso chiediamo a Dio delle cose specificandone il come ed il quando, il vero atteggiamento di chi ha fede invece sta nel mettersi davanti a Dio e nel chiedergli di fare per noi quello che vuole e quando lo vuole.

Il narratore stesso riporta il tema sulla glorificazione del Padre.

In che modo il miracolo di Cana rivela la gloria di Gesù?

In che modo l’episodio di Cana porta a compimento la chiamata dei discepoli?

La fede come momento culminante della  sequela iniziata precedentemente.