Prima Domenica di Quaresima 2013

Gioele 2, 12b-18

I Corinzi 9,24-27

Matteo 4,1-11

La celebrazione di inizio Quaresima è importante, ma abbiamo moti pensieri in questi giorni legati alle dimissioni del Santo Padre; a questo proposito il nostro Cardinale Angelo Scola ha scritto una lettera che oggi viene letta in tutte le chiese.

La Quaresima si distingue come tempo di penitenza e di conversione. E’ significativa a questo proposito la lettera di Paolo per la similitudine con lo sportivo.

Allo stadio tutti corrono ma uno solo conquista il premio…

C’è una competitività, un agonismo da sviluppare e incentivare: tutti siamo chiamati a dare il meglio per raggiungere il premio.

Qual è il premio per il credente?

Non la notorietà, non il successo, non il capitale, bensì la misura alta della vita che è l’eternità, la comunione con il Signore.

La prima conversione da compiere da singoli e come comunità consiste nel metterci nel cuore il desiderio di questa continuità con Dio.

Nel mondo il nostro desiderio viene distratto dalle sirene della potenza, dell’apparire, del successo. Oggi siamo richiamati al desiderio autentico che è quello dell’eternità e della comunione con Dio.

Paolo dice: ogni atleta è disciplinato in tutto e lo fa per ottenere una corona.

Noi siamo per il tutto e subito, abbiamo assolutizzato la libertà personale (faccio quello che mi piace, quello che mi sembra giusto secondo i miei criteri); dobbiamo invece darci una disciplina per sperimentare la vera libertà nelle scelte che facciamo, anche quelle quotidiane, sottraendoci al nostro desiderio ed al “come mi sento”.

Non lamentiamoci di non sentire Dio né la fede se non facciamo niente in questa direzione.

Nelle domeniche di Quaresima sentiremo spesso gli ammonimenti del Signore, come nella lettura di oggi dal libro di Gioele, rivolti alle persone religiose; facciamola finita con l’ipocrisia di chi si dice praticante ma non si converte davvero.

Esercitiamo la nostra libertà orientandola giustamente e sottraendoci alle tentazioni della seduzione. Allora incontreremo Dio su un percorso strutturato di preghiera, carità e conversione.

Il pericolo evocato da Paolo è quello di fare del pugilato, ma come chi dà pugni all’aria. Ci diamo un sacco da fare e ci troviamo con un pugno di mosche in mano. Paolo propone se stesso come modello (“tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo aver predicato agli altri, io stesso venga squalificato”).

Non si arriva da nessuna parte criticando gli altri o additandoli; il nostro discorso deve essere centrato sul mio cammino, la mia conversione, la mia penitenza, la mia disciplina.

Ci aiuti il Signore ad arrivare a Pasqua scorgendo la luminosa presenza di Dio nella resurrezione di Gesù!