Quarta Domenica di Quaresima 2013

del Cieco

Giovanni 9,1-38b

Il brano del Vangelo che la liturgia ci propone oggi è la pagina più lunga dei Vangeli di Quaresima per questa domenica detta del “cieco nato”, persona a cui Gesù cambia la vita, intuendo il suo bisogno.

Il cieco aveva un desiderio grande nel cuore: poter vedere, desiderio che corrisponde probabilmente alla domanda che è dentro ciascuno di noi, quella di essere felici.

L’uomo nato cieco è una persona ai margini della società, mendicante, perché la cecità gli preclude il lavoro, di avere una famiglia, lo pone ai margini anche della vita religiosa, perché la sua menomazione era considerata una punizione divina per i peccati commessi da lui o dai suoi genitori, secondo una concezione sbagliata di Dio, come se fosse uno che si vendica delle colpe degli uomini con pestilenze, guerre, carestie.

L’uomo ai margini della società riteneva che la sua malattia fosse la causa della sua esclusione dalla vita sociale: “se ci vedessi potrei lavorare, formarmi una famiglia, partecipare alla vita civile e religiosa…”

Gesù riabilita socialmente, nelle relazioni, quest’uomo ridandogli la vista.

La vicenda è immagine dell’umanità: fatica dovuta al peccato originale ed ai peccati degli uomini, Dio che viene incontro all’uomo per redimerlo e salvarlo.

In questa dinamica si inserisce il dialogo tra tutti gli altri personaggi.

IL CIECO SA UNA COSA SOLA: PRIMA ERA CIECO E ADESSO CI VEDE.

Gli altri vogliono a tutti i costi sapere che cosa ci sta dietro, fanno ipotesi di imbrogli, di interessi nascosti, con curiosità esasperata, morbosa e fuorviante; pongono un sacco di domande che portano lontano dal dato reale: l’uomo prima cieco adesso ci vede.

Anche ai giorni nostri dilaga questa morbosità nel voler sapere, nell’indagare, consegnando tutto solo a ciò che è razionalmente sostenibile, portandoci lontano dall’essenziale:

DIO SALVA, DIO CAMBIA LA VITA.

Così diventiamo prigionieri delle nostre ideologie con lo stesso atteggiamento dei Giudei: “Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia.”

La curiosità e la morbosità che ci affliggono ci fanno diventare ideologici, polemici, ci inducono a spendere fiumi di parole sollevando un polverone intorno a niente.

Basta considerare che cosa c’è intorno all’imminente conclave.

E’ interesse di tutti, a livello mondiale, sapere che cosa succede nella chiesa cattolica e questo è un fatto positivo che ne dimostra l’importanza. Ma qual’ è l’idea diffusa di questa chiesa: perché le dimissioni del Papa, ci sono dei complotti, ci sono dei partiti tra i cardinali, chi verrà eletto, come se si trattasse di vincere o di perdere?

La pagina di oggi legge il momento che stiamo vivendo.

L’uomo a causa della sua curiosità morbosa, con l’atteggiamento di chi ha in tasca la verità, con la presunzione originata dalla nostra inclinazione al peccato si pone in perenne situazione di conflittualità nelle relazioni interpersonali e di società.

Non siamo disposti ad accettare di essere ciechi senza la grazia di Dio.

Ma anche oggi il vangelo ci annuncia: il Signore salva e ci apre gli occhi alla verità.

Anche le modalità della guarigione meritano una sottolineatura: Gesù usa acqua e terra per ottenere del fango e ormai quasi tutti gli esegeti sono concordi nell’interpretare ciò come segni dei sacramenti che Dio lascia alla sua chiesa, il Battesimo e l’Eucarestia, sacramenti che redimono, in primis.

Non passi il tempo di Quaresima lasciandoci sfuggire l’occasione di una buona confessione accostandoci al sacramento della Penitenza e al sacramento dell’Eucarestia.