Seconda Domenica di Quaresima 2013

della Samaritana

Giovanni 4,5-42

Sulla lunga pagina proposta dalla liturgia potremmo faticare a concentrarci ma ci aiuta lo stile narrativo. Allora è più facile fissare nella memoria la pagina e su di essa riflettere per raccontare il percorso della fede.

I Vangeli di Quaresima hanno questo tema: come si fa a diventare credenti.

Oggi ci viene proposta una donna, samaritana quindi straniera, moralmente discutibile, che giunge alla fede con una testimonianza extra (“La donna lasciò l’anfora, andò in città e disse alla gente: << Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?>>”).

La pagina del vangelo è da rileggere, da meditare, perché scenda nel cuore, oltre che rimanere nella memoria.

Gesù arriva a Sicar e si siede presso il pozzo. Il pozzo è un po’ come la piazza centrale o il mercato per noi, dove andiamo per incontrare qualcuno o per conoscere i pettegolezzi.

Gesù non si nasconde, è uomo di relazione con tutti, disinvolto anche in situazioni ostili (tra giudei e samaritani non ci sono rapporti, come sottolinea anche la samaritana).

Gesù si espone perché è un uomo LIBERO e solo chi è libero sa muoversi in tutto il mondo come se fosse a casa sua.

Gesù si siede in attesa del “primo pollo che passa” e, come diremmo noi, attacca bottone.

Per rompere il ghiaccio noi cominciamo con le considerazioni sul tempo o sul calcio o sui prezzi, secondo il contesto.

Gesù per rompere il ghiaccio si mette di fronte alla donna dichiarando di essere in stato di necessità: chiede da bere alla donna, dichiara la sua debolezza, la sua inferiorità.

Noi invece andiamo all’attacco e diventiamo aggressivi; in situazioni analoghe giriamo la testa e cambiamo percorso. E’ come se il nostro bisogno fosse tanto che non riusciamo a sentire i bisogni degli altri.

La samaritana non è un bell’esempio di relazione: sei uno straniero, il pozzo è mio, il secchio ce l’ho io.

Gesù, paziente e libero, non si lascia intimidire, ma cerca il dialogo in modo inaspettato, offre un dono.

Se non ci lasciamo stupire da questo modo di fare siamo degli zoticoni, sarebbe naturale stupirci della ricerca di relazione operata da Gesù verso la donna.

All’ostilità della donna Gesù contrappone un dono, la sua acqua speciale (“chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno”).

Noi deponiamo le armi quando pensiamo di avere qualcosa da guadagnare, e così ragiona la samaritana: avrei da guadagnare acqua a disposizione, senza venire fino al pozzo, risparmierei tempo e fatica.

La samaritana accetta la relazione con Gesù.

Noi accettiamo la relazione con Dio se intuiamo di guadagnarci qualcosa, di poterne trarre dei vantaggi.

Sebbene la samaritana speri di ottenere un vantaggio, Gesù continua a guardarla con tenerezza e affetto e per la terza volta la provoca: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui.”

Questa volta la samaritana non reagisce più per opportunismo ma si apre con sincerità (“Io non ho marito”); al terzo invito ritrova il coraggio di essere sincera. Perché reagisce così? Perché non si sente aggredita né giudicata.

Anche per noi vale la stessa cosa: siamo sinceri con chi sentiamo amico.

E’ l’INCIPIT di un percorso di fede: se non siamo in questa relazione con Dio non possiamo dire di essere uomini e donne di fede e nemmeno di aver cominciato un cammino di fede che parte dalla sincerità con Dio, il quale supera il pregiudizio, mi cerca, non mi giudica né mi condanna, mi ama.

Una relazione autentica con Dio dovrebbe poi avere effetti nel nostro quotidiano: la samaritana torna in città e racconta alla gente che cosa le è successo.

Invece uscendo di chiesa noi non andiamo in piazza, come fa la samaritana, a parlare della relazione che abbiamo con Gesù, ma torniamo nelle nostre case, a vivere la nostra mediocre esistenza facendo le nostre solite cose.