Terza Domenica di Quaresima 2013

di Abramo

Giovanni 8,31-59

Con la domenica di Abramo entriamo nel cuore della Quaresima.

Prima di questa celebrazione ho incontrato i bambini di terza elementare ed ho promesso di rispondere a qualche loro domanda.

Un ragazzino chiede:<<Perché lanciano pietre?>>

La domanda si riferisce all’ultima frase del Vangelo di oggi ed è una domanda acuta e interessante.

Il brano del Vangelo, che potremmo definire drammatico, si gioca sul dialogo tra Gesù ed i Giudei.

Facciamo qualche confronto con il brano della Samaritana di domenica scorsa.

Oggi l’ambiente è l’interno del tempio, non più all’aperto, Gesù parla con i Giudei che hanno convinzioni molto diverse da quelle della Samaritana, conoscono la legge, celebrano il culto, pregano, rispettano le regole.

L’altra differenza fondamentale è che alla fine la Samaritana è contenta e lo trasmette ai concittadini, i Giudei invece tentano di lapidare Gesù.

NON SI SONO CAPITI

Quante volte la Chiesa ed i preti non vengono capiti e la reazione è quella di diventare cattivi, animosi verso la Chiesa ed i preti. Tanti nostri contemporanei sono passati dai Sacramenti e dagli oratori eppure c’è gente che incrociando per strada un sacerdote lo prende in giro platealmente, arrivando talora ad una bestemmia gratuita.

Le pregiudiziali tra il mondo e la Chiesa hanno come conseguenza non solo l’indifferenza, ma perfino la violenza.

I Giudei non hanno capito l’annuncio di Gesù.

Noi dobbiamo guardarci dall’incomprensione, piuttosto dobbiamo cercare e ricercare per andare all’origine della verità. Succede anche nell’interno delle famiglie che per una frase capita o detta male non ci si riconosca più come fratelli.

L’atteggiamento di Gesù con i Giudei è lo stesso tenuto con la Samaritana: amorevole, premuroso, propositivo di doni; Gesù non alza la voce, non diventa supponente come invece sono i Giudei che sono convinti di avere in tasca la verità e non intendono recedere dal loro atteggiamento da pieni di sé.

Gesù ha a cuore non tanto se stesso, ma di annunciare Dio Suo Padre, non se la prende perché il suo obiettivo è trasmettere il messaggio di Dio.

Tanto grande e determinante è il desiderio di raggiungere il nostro cuore, di far entrare il Signore nella nostra vita, che Gesù è disposto a lasciarsi umiliare, insultare dall’atteggiamento di supponenza e di saccenza dei suoi interlocutori.

Il modo giusto di accostarci all’esperienza religiosa è quello che ha come scopo di portare la parola di Dio nella nostra vita.

La pagina del Vangelo si apre con una bella frase: ”Se rimanete nella mia parola, siete miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” e con lo stesso tema si conclude.

VERITÀ e LIBERTÀ

Su questo tema ha sempre lavorato il papa Benedetto XVI, che ha sempre cercato il dialogo con chi aveva di volta in volta di fronte, non per sé ma per consegnare ad ognuno la libertà, la storia lo testimonia, per combattere il relativismo (libertà intesa come libertinaggio: faccio quello che mi sento, secondo quello che di volta in volta mi sembra giusto per me). Questa non è libertà.

Ascoltiamo la PAROLA: possiamo contemplare la verità e un passo dopo l’altro procederemo nella sua conoscenza.

Ci aiuti il Signore ad essere sempre uomini e donne alla ricerca della Verità che ci rende liberi, come ci vuole Dio.